
Ecco quella che sembrerebbe una pratica alternativa al deodorante, se ci dimentichiamo di metterlo la mattina o se c’è bisogno di qualche “ritocco” durante il giorno. Queste caramelle promettono di svolgere la stessa funzione per una durata di sei ore. Sarà vero?
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Queste celebri opere d’arte sono state ricreate utilizzando come materia prima le deliziose caramelle Jelly Belly. La fantasiosa e abile artista è Kristen Cumings; ogni quadro ha richiesto circa 60 ore di lavoro tra le 9.000 e le 12.000 caramelle.


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Lo stesso autore dei cereali griffati ha creato anche il concept di caramelle, cioccolatini e dolcetti firmati Dior, Burberry, Gucci, Vuitto, Chanel e Dolce & Gabbana. Non si può fare a meno di avere l’acquolina in bocca!

I molti che amano masticare senza sosta penne e matite apprezzeranno questa idea del creativo Dave Hakkens. Vengono usate caramelle che non si sciolgono e non appiccicano le mani, le stesse dei bracciali di caramelle. L’unica parte non commestibile è il minuscolo refill che serve per scrivere.

Ecco a voi il sogno proibito di moltissimi bambini: un maxi dispencer che può contenere oltre 14.000 caramelle, all’interno di una sfera dalla circonferenza di 106 cm per 2,16 metri di altezza complessiva. Una meraviglia che ha però un costo parecchio elevato: 3.900 dollari, quasi 3.000 euro al cambio attuale.

La designer di Sarajevo Belma Arnautovic ha creato una golosa collezione di concept shoes; l’idea sembra sposare due grandi passioni di noi donne, scarpe e caramelle.



Un negozio di dolciumi (e di una serie di prodotti associati) progettato da Studio M in Spagna parte dall’idea di trattare le forme più lievi di depressione grazie a caramelle e dolcetti di vario tipo.
Dal packaging alla location, tutto si snoda intorno al concetto del “dolce farmaco” - dolci a forma di pillola, scatole e contenitori dall’aspetto medicale etc.
Credo che siano ben poche le persone sotto i cinquanta che non hanno mai mangiato un Chupa-Chups.
Il lecca-lecca più famoso del mondo è nato nel 1958 dalla volontà del pasticcere Enric Bernat, che voleva creare una caramella che non appiccicasse le mani dei bambini - di qui l’apposito stecchino di plastica. Altra innovazione era quella di posizionare gli espositori dei Chupa-Chups vicino alla cassa e a portata di bambino, come avviene generalmente ancora oggi.
Il nome deriva dal verbo spagnolo chupar “succhiare” e il logo è stato disegnato da Salvador Dalì.
Stasera a Barcellona, patria del Chupa-Chups, si terrà una grande festa in onore del mitico lecca-lecca.